La storia non è maestra di niente. Attraversando Sarajevo (2013)

"Dai Balcani ci viene un ammonimento: ciò che ci trasforma in carne da cannone è palesemente lo stesso imbonimento che ci fa comprare questo o quel detersivo, votare questo o quel partito.  I veleni che generarono lo sterminio degli ebrei sono gli stessi che hanno corroso Bosnia, Serbia e Croazia" (P. Rumiz - Maschere per un massacro) 

 

 

1980: muore Tito

1987: Milosevic a capo della Repubblica Serba in nome della Grande Serbia

1991: con la "guerra dei dieci giorni" la Slovenia ottiene per prima e rapidamente l'indipendenza

1991: con Tudman anche la Croazia inizia a reclamare l'indipendenza

1992: un referendum in Bosnia, boicottato dai serbi di Bosnia, si esprime per l'indipendenza della Bosnia

Sarajevo, in Bosnia, è assediata per 43 mesi dalle truppe serbe.

1995: Srebrenica è teatro di un genocidio di circa 8000 civili bosgnacchi da parte delle truppe paramilitari serbe guidate da Mladic

1995: intervento della NATO e accordi di Dayton

Ciascuno dei gruppi etnici si rese responsabile di crimini di guerra e operazioni di pulizia etnica

 

* mie fotografie di viaggio nei Balcani - agosto 2013

 


la città

Sarajevo vista dalla collina. Si intravede la Biblioteca Nazionale ricostruita: l'incendio della biblioteca divenne uno dei simboli della guerra civile. Sulle colline intorno alla città si stabilirono le truppe serbe che assediarono la città dal 1992 al 1995.

"eppure basta la musica in un bar, un carpentiere al lavoro o il profumo del caffé ed è la fine di un incubo" (P.Rumiz, Maschere per un massacro)

 

 

Tutto iniziò così... (video)

Sparate fino a farli impazzire
strade di Sarajevo

Sarajevo, lungo il fiume che l'attraversa

Milosevic-Correva l'anno

il Ponte Latino

il celebre ponte di Sarajevo dove venne ucciso l'arciduca Francesco  Ferdinando determinando lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. 


la Valle della Drina

entrando in Bosnia si attraversa la Valle del fiume Drina (segna il confine tra Bosnia e Serbia) dove è stata compiuta una spietata pulizia etnica nei primi anni '90. 

"Di notte, nelle frazioni isolate tra i boschi neri dei monti, scende la paura e la solitudine. Qualcuno sperava di ricolonizzare le case rubate, ma solo pochi disperati hanno accettato. Nessuno vive volentieri in una casa rapinata o sporca di sangue, i contadini sono i primi a sapere che porta male. E poi di notte, magari tra dieci anni, qualcuno potrebbe bussare alla porta ..." (P.Rumiz, Maschere per un massacro)

Il segreto di Esma

Le donne durante la guerra
Valle della Drina

lungo il fiume Drina. Valle spettacolare dal punto di vista paesaggistico. Spettrale dal punto di vista della storia recente.

"Ovunque nel mondo, in qualsiasi posto il mio pensiero vada o si arresti, trova fedeli e operosi ponti, come eterno e mai soddisfatto desiderio dell'uomo di collegare, pacificare e unire tutto ciò che appare davanti al nostro spirito, ai nostri occhi, ai nostri piedi, affinché non ci siano divisioni, contrasti, distacchi" (I.Andric - Il Ponte sulla Drina, 1945)

"Il Ponte sulla Drina" è il romanzo del Premio Nobel I. Andric, celebre scrittore bosniaco, centrato sulla storia secolare del ponte di Visegrad (patrimonio UNESCO). Il ponte è un'opera spettacolare che cattura la vista e le emozioni di chi lo guarda. Emblema del collegamento tra cultura cristiana occidentale e cultura musulmana orientale, purtroppo è poi diventato il simbolo delle operazioni di genocidio compiute  nella valle: da lì furono gettati molti cadaveri di musulmani giustiziati dai serbi, al punto da far definire la Drina ("che tutto vede, tutto ricorda e tutto racconta") come la maggior fossa comune della Bosnia. 

Quel ponte sulla Drina...

Via dei cecchini

la "via dei cecchini" che portava all'aereoporto era praticamente impossibile da attraversare 

"i cecchini armati di fucili di precisione erano ex tiratori sportivi che invece dei birilli usavano le persone, preferibilmente bambini, più difficili da colpire perchè più piccoli e veloci. L'aspetto più tragico, a tratti fastidioso, non sono solo i tiratori scelti ma l'indifferenza dell'Europa. Il grado di violenza, gli stupri di massa a sfondo razziale, i campi di concentramento erano sotto gli occhi di tutta la comunità europea, di tutto il mondo". (G. Piaggio, Perchè non tutti i conflitti sono guerra. Il punto di vista di A.Sofri)


le rose di Sarajevo

le "rose di Sarajevo" sono le buche lasciate sui marciapiedi della città dai bombardamenti delle truppe serbe appostate sulle colline circostanti

"l'esodo dei profuhi era stato organizzato dagli ebrei della Benevolecija e contrattato pazientemente con gli assedianti: tanti ebrei, tanti serbi, tanti bosniaci, tanti musulmani. Per un  paio d'ore stettero così a parlarsi da un marciapiede all'altro persone che non sapevano se si sarebbero mai più viste. Solo i cani attraversavano le strade inosservati, cani  di Sarajevo abituati a perdere gli umani e ad esserne perduti. Arrivarono le corriere, allora la folla si ruppe, si alzarono grida, qualcuno spingeva per rubare un ultimo abbraccio e veniva ricacciato indietro. Finì. le corriere scomparvero e la folla si sciolse in un silenzio gonfio di angoscia e quasi, chissà perchè, di vergogna. O forse era solo la nostra di spettatori. Un peso oscuramente simile a quello del visitatore di Auschwitz, così mi parve. Fino a poco tempo fa non avrei creduto che al mio tempo potesse appartenere una scena così" (A. Sofri, Sarajevo il passato che ritorna, La Repubblica)


la voce dei muri

i muri della città di Sarajevo, ancora bucati dai proiettili che li colpirono


guerra di preghiere

La Cattedrale ortodossa della città. E' uno dei luoghi di culto della città, insieme alla Cattedrale cattolica e alla Moschea.  Luoghi di culto che rappresentano quella che non fu solo una guerra etnica, ma anche una guerra di religione tra croati (cattolici), bosniaci musulmani e serbi (ortodossi). 


simboli di pace

la Statua della Pace sorge davanti alla cattedrale ortodossa della città

"L'amico Asa, quando ancora piovevano le bombe, ha iniziato a costruirsi una casa.  Poteva andare distrutta in ogni momento - mi dice- ma non importa, quella era la mia terapia di sorpavvivenza. Nazda ha curato la sua collezione di piante grasse, le ha difese da quattro inverni; sogna una cosa sola: il mare, un tuffo di libertà nel Mediterraneo. Nevanka,  a 65 anni, era fuggita sotto le bombe nel natio Montenegro, ma ora è tornata per non morire di nostalgia ed è diventata una donna radiosa ..." (P.Rumiz, Maschere per un massacro) 


l'Uomo Multiculturale

il messaggio scritto sotto la Statua della Pace

"E' lo Stato etnico che si disintegra dall'interno, mostra impietosamente la sua provvisorietà di cartapesta, rivela con evidenza schiacciante non solo la sua mostruosità politica e morale, ma anche la sua incapacità pratica di funzionare in tempo di pace. Ci si accorge che aver posto la serbità o la croacità alla sommità di tutto ha schiacciato, prosciugato altri valori: ordine, disciplina, onestà, cultura" (P.Rumiz, Maschere per un massacro)

Sarajevo oggi

Piazza dei Piccioni

Piazza dei piccioni è il cuore del quartiere turco della città di Sarajevo

"finchè i criminali non saranno puniti, finchè non saranno incriminati i responsabili o i gruppi di persone coinvolte o le organizzazioni, io vedrò in ogni serbo l'assassino potenziale di mio figlio. Io devo sapere chi è l'assassino per distinguerlo dalla gente normale, per poterla considerare con il rispetto che avevo prima della guerra" (una mamma, 15 anni dopo il massacro di Srebrenica)

Testimoni di Srebrenica

Quartiere turco

il quartiere turco, attualmente vivacissima zona della città, durante la guerra obiettivo privilegiato delle truppe serbe 

"1986 - Scopro una realtà cosmopolita, ma fin dall'inizio sento anche l'orgoglio inquietante di una diversità nazionale in crescita. La sento ovunque, nei caffé, nelle canzoni, nei discorsi della gente comune. Già mi chiedo se la Jugoslavia saprà gestire la ricchezza delle sue diversità o inizierà ad autodistruggersi ... c'è l'ossessione della memoria: eroi morti da secoli  è come se fossero vissuti il giorno prima" (P. Rumiz, Maschere per un massacro)


strade di Sarajevo

tram a Sarajevo


arte popolare

artigianato nei negozi di Sarajevo

"is there a time for tying ribbons, a time for Christmas tress. Is there a time for laving tables and the night is set to freeze" - Miss Sarajevo, U2

 

 

U2- Miss Sarajevo

Festival S.Remo 1993
disagi di civiltà

"quando i membri di un gruppo vittima si  mostrano incapaci di fare il lutto delle perdite subite e di capovolgere il senso di umiliazione e impotenza, trasmettono alle generazioni successive le rappresentazioni dei loro sé feriti e i compiti psicologici da completare: è la trasmissione transgenerazionale del trauma.  La riattivazione di un trauma scelto serve a unire tra loro i membri di un gruppo. Ciò può essere utilizzato dai leader politici per far nascere nuovi movimenti sociali di massa, alcuni anche maligni e mortali" (V.D. Volkan, Gruppi)

immagine del cimitero Kovaci a Sarajevo


Balcani

paesaggio dei Balcani, lungo la costa croata

"la teoria dell'odio tribale ci porta alla follia geopolitica di credere che smembrare un tessuto sociale in parti etnicamente pure sia indispendabile alla sua pacificazione. Solo a scomposizione avvenuta scopriamo che ciascuna delle parti non solo riproduce ma accentua al suo interno le tensioni di prima: c'è più banditismo, più corruzione, più sradicamento, più squilibri sociali, più armi, primitivismo, repressione, censura, fondamentalismo, povertà, odio" (P.Rumiz, Maschere per un massacro)

 


Balcani

paesaggio dei Balcani, lungo la costa croata

"ma solo nei miei pensieri viaggio senza paura, avevo la mia libertà solo nei miei sogni" (Ausencia, G. Bregovic)

 

G.Bregovic- Ausencia

I Balcani di Oiconomopoulos
Pulizia etnica

"Nel momento stesso in cui ti senti diverso dai Balcani e li liquidi come qualcosa di estraneo all'Europa, essi sono già entrati dentro di te" (P.Rumiz, Maschere per un massacro)

 

Immagine da "Srebrenica Exhibition" a Sarajevo, agosto 2013

Verso l'Unione Europea