VESPA Un mito acqua e sapone

VESPA Project - La bellezza acqua e sapone di un mito intramontabile.

Perché questo progetto ?


L’idea principale di questo progetto era quella di fornire alla Piaggio delle foto da inserire nei propri cataloghi di vendita.   Normalmente Piaggio realizza per ogni modello nuovo delle foto del prodotto e delle foto con soggetti umani, che negli ultimi anni è stata una coppia di fidanzatini.  Io ho pensato di riproporre in chiave moderna e con costumi leggermente fuori tema, delle “pin up”.

Le donne e dive utilizzate negli anni 50/60 erano famose, formose, poco vestite, e con taglia dalla 44 in poi, mentre le mie modelle sono taglia 40, ragazze comuni, assolutamente alla prima esperienza su un set fotografico professionale, per il 90% con costumi totalmente diversi dalla classiche pin up.
Con il passare dei giorni mi rendevo conto ad ogni scatto che questo progetto, dove i modelli di vespa erano i protagonisti, stava diventando qualcosa di più di una proposta commerciale, un progetto personale molto più ampio.
Infatti ho iniziato a scattare abbinando il modello di vespa alla ragazza ed a dare ad ogni composizione un tema, passando dalla classica “pin up” sexy, alla donna in carriera, alla ragazza acqua e sapone, utilizzando scooter dal 1960 al 2013, per un totale di circa 1000 foto.
Successivamente sono passato a una selezione e post produzione molto lunga.  L’idea principale, come quasi tutti i miei lavori, era ottenere lo scatto definitivo già in macchina, e per il 70% è stato così, finché riguardando le foto mi sono accorto che avrei preferito la vespa, il vestito, i chiaro scuri e la pelle di colore o tonalità diversa.   Avendo in post produzione un approccio più artistico ho ottenuto versioni diverse delle stesse immagini, che sicuramente sono più un gioco di stile e ricerca del nuovo.
La Nikon D800 è una macchina perfetta per questo lavoro, abbinata alla ottiche F/1.4 da il meglio di se, soprattutto in manuale ed esclusivamente in RAW.   In post-produzione si può forzare molto il file ed ottenere molte personalizzazioni.   L’ergonomia e la posizione dei tasti in questa macchina è una cosa che mi piace molto, ma con ottiche come l’85mm F/1.4, molto pesante, ho utilizzato anche dei treppiedi su dolly, in maniera da muovermi agevolmente sul set.

Le sessioni fotografiche sono durate intere giornate.
Per realizzare le foto, ho allestito uno set in sala posa, di circa 70mq, utilizzando esclusivamente luce continua.   In tutti i miei lavori non utilizzo mail il flash, non mi piace, è una luce troppo fredda e netta, utilizzo molto la luce naturale e tutta una serie di softbox a luce continua con lampade intorno ai 4000K.   Sulla D800 ho usato molte impostazioni differenti per il bilanciamento del bianco, abbinate ad alcuni modi: vivido, standard e monocromatico, settati a mio piacimento.

In questo progetto ho cambiato impostazione del bianco anche fra una foto e l’altra, volevo tutte foto diverse anche se cambiavo solamente angolatura. Mi piace molto sperimentare e cambiare anche
un semplice accessorio sulla modella, da rosso a verde fa la differenza. Quando sto per scattare mi prendo un attimo per rivedere la composizione, se è armoniosa e se funziona, cercando di indicare in maniera precisa ai miei soggetti la posa che voglio, in modo da utilizzare molto poco lo scatto a raffica della fotocamera.  Inoltre la D800 con obbiettivi professionali, nonostante il trattamento nanocristal, crea un po’ di aberrazione cromatica tendente al verde o magenta, che con il fondo nero ed una vespa tutta cromata e lucidata è più visibile, ma grazie all’attenuazione del pannello riflettente silver, si riesce ad eliminare in post.   Altri accessori che non uso mai sono filtri, gelatine, lampade colorate, a differenza dei pannelli riflettenti, di colore bianco, argento ed oro della lastolite o altro, che amo e credo debbano sempre far parte di un corredo fotografico.
Un’ultima cosa che dovevo tener presente quando ho iniziato a scattare queste foto era che sarebbero finite sulla carta stampata, principalmente su una patinata opaca commerciale da 270gr. Un fotografo dovrebbe sempre conoscere a fondo le carte e la loro porosità, siano esse commerciali o di alta qualità fotografica.

Nel mio lavoro è molto importante capire e sapere se i colori che voglio resteranno uguali almeno nell’80% dei casi.  Non bisogna solo conoscere le carte, ma anche gli inchiostri e soprattutto le macchine ed i profili colore di chi stampa.  La mia Nikon D800 è impostata costantemente sullo spazio colore Adobe 1998, molto più ampio dell’ sRGB, con una quatità di colori che in una macchina da 36Megapixer bisogna catturare.   Nelle modifiche utilizzo sempre il profilo colore della
macchina, che vario solo al momento della stampa in base al supporto.
Volendo riportare un esempio: se si stampa su materiali rigidi, come alluminio e legno, bisogna sapere che il primo è più liscio e meno poroso dell’altro, quindi un rosso sarà meno denso e più chiaro nel primo caso e più scuro e corposo nel secondo; infatti quando questo progetto è diventato un gioco di stile e sperimentazione personale, già in produzione pensavo al supporto di stampa che avrei utilizzato, carta fine art, tela, metallo, per quel tipo di foto.
Quindi in post produzione per ogni immagine ho optato per molte scelte , queste modifiche portano via dei mesi, ma si riesce ad ottenere un risultato molto particolare e personale .

Alessandro Rufino