Biografia

LA MIA FOTOGRAFIA DI PALIO: i colori, i brividi e il sudore degli scatti sul tufo

Quello che gira attorno al Palio di Siena è tendenzialmente un mondo coniugato al maschile, fatto di un'estetica epica e impetuosa, di passioni sanguigne e viscerali che si traducono spesso in espressioni di potenza, fierezza e senso di appartenenza a un popolo, a testimonianza forse di un'antica ma mai dimenticata reminiscenza di guerrieri orgogliosi e invincibili. Una complessità risolta in quella che potrei definire come una "mascolina senesità", un modo di essere che non accetta compromessi di nessun tipo, perchè come nel Palio, anche nella vita se arrivi secondo, sei un perdente.

Lo stesso accade nella fotografia di Palio, un ambito quasi esclusivamente riservato agli uomini e per questo, probabilmente un po' scettico verso l'incisività di un obiettivo femminile, che può esser visto come fin troppo "poco resistente" per raccontare l'epopea crescente dei tre giorni che precedono quello del Palio, una giornata lunghissima e densa di ansie ed emozioni, che per i fotografi comincia alle sei di mattina con la messa del fantino in una Piazza del Campo quasi vuota, prosegue con la provaccia e il corteo storico nel sole del primo pomeriggio, la corsa e per finire il giubilo della contrada vittoriosa, il momento forse più impegnativo e fisicamente estenuante di tutte le infinite 96 ore di Palio. Al termine della carriera, infatti, non ci sono scuse, non c'è tempo né per cambiare obiettivo, né per risettare la macchina, ma si deve essere solo indiscutibilmente pronti. Si deve essere forse un po' "arieti da piazza", si deve avere cioè quella resistenza tipicamente maschile per rimanere con i piedi ben piantati a terra, non venire travolti ma muoversi assecondando l'impetuoso fiume del popolo vittorioso che allo scoppio del mortaretto, si riversa nell'anello di tufo per fare scudo al cavallo e poi verso il palco dei Giudici, a prendere il "Cencio" e portarlo verso Provenzano o verso il Duomo. E vi assicuro, per una donna non è facile.

Tuttavia, questa è per me la sfida più bella ed è un brivido che si ripete ogni volta. Adrenalina pura. La passione, l'irruenza, le emozioni agitate sui volti della gente, le lacrime, la gioia, il sudore e l'odore della vita, tutto in pochi scatti, che trovano la loro unicità in ragione del netto contrasto fra la mascolina irruenza paliesca e la mia rotonda sensibilità di obiettivo femminile, probabilmente più intimistico e sottile di quanto possa essere una prospettiva maschile. Scatti concitati, spesso imperfetti, ma densi e sanguigni, scatti tanto faticosi quanto irripetibili, scatti che dopo averli portati a casa mi rendono orgogliosa del lavoro fatto: ritratti  e racconti di palio, che racchiudono in sé l'essenza stessa della senesità.


IL PALIO IN TECHNICOLOR

            Credo che ogni tipo di fotografia abbia già in sé la sua natura, verso il colore o il bianco e nero. E quella di reportage di palio non può che essere a colori, perché il colore è l'essenza stessa del Palio, l'elemento più importante, senza il quale si perderebbe gran parte del suo significato. Il palio è un esplosione di colore, di passione sanguigna mista a cuore e adrenalina, un qualcosa non certo facile da fotografare, specialmente per una donna. Una situazione emozionante quanto concitata, in cui devi sapere esattamente come muoverti, cosa fare o non fare per evitare di farti travolgere e conquistarti, fronteggiando la folla a gomiti alti, la possibilità di scattare l’emozione e la gioia da vicino, talmente vicino che il tuo sudore si mischia con le lacrime e l’orgoglio tutto senese dei contradaioli in festa. La fotografia di Palio è un'esperienza, una fotografia emozionale, in cui la tecnica conta sicuramente tanto, ma in cui il cuore e l’anima la fanno da padroni.

Per questo motivo, la mia fotografia di palio predilige il colore, con contrasti netti, colori forti e controluce ricorrenti, che imprimono alla foto un ulteriore grado di drammaticità e spettacolarità. In questo tipo di fotografia, di cui curo in maniera quasi maniacale la composizione, la postproduzione è ridotta al minimo, poiché si tratta di scatti già densi di significato e saturi di emozioni. Inoltre, la mia fotografia di palio è generalmente molto corale, focalizzata cioè sulla collettività dell’evento, interpretato come un qualcosa di estremamente partecipato e di ampio respiro. Protagonista è il popolo, motivo per cui faccio largamente uso di obiettivi grandangolari, dal 14mm f/2.8 e 14-24mm f/2.8, 17-35mm f/2.8 fino al meno spinto ma molto versatile 24-70 mm, sempre f/2.8.

 

ALESSIA BRUCHI  - "La fotografa bionda del Palio di Siena"

Nata a Siena nel Novembre 1977, fotogiornalista, laureata in Comunicazione con un master in Marketing e contradaiola appassionata, gestisce il FOTOSTUDIO SIENA  studio fotografico del senese, insieme al collega fotografo Pietro Tonnicodi.
Profondamente legata alla fotografia di reportage, collabora attualmente come fotogiornalista con diverse testate d'informazione locale tra cui SienaFree.it e Corriere di Siena.

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