L'antica chiesa di San Cristoforo

La sacralità del «bue muto»

Un’antica chiesa medievale, dedicata a San Cristoforo, si erige sulla cima dell’omonima collinetta ubicata alle pendici del monte Garda nel territorio del Comune di Itri, provincia di Latina.

Attraverso i documenti di concessione rilasciati per l’edificazione, si conosce con certezza l’anno di fondazione. Le antiche lettere, infatti, riportano la data del CDC (III, CCCCLXXIII), 19 maggio 1348.

Attualmente, questa piccola meraviglia storica, verte in uno stato di completo abbandono, lasciata all’incuria degli uomini e stretta nella morsa della fitta vegetazione, geme i lamenti di una lunga e penosa agonia. Completamente priva di copertura, tranne che per un brevissimo tratto a continuo rischio di crollo, il luogo sacro, costruito interamente in pietra, è strutturato a pianta rettangolare, costituito da un’unica navata terminante in uno spazio absidale e una piccola probabile sacrestia sulla sinistra.

L’ambiente è molto singolare, varcandone l’accesso si percepisce come un’immediata sensazione di pace, dettata da un’acustica magica e suggestiva; all’improvviso poi, dopo essersi resi conto del “cielo aperto” e dunque del crollo della volta, ci si accorge di qualcos’altro.

Sulle pareti, in particolar modo quella di sinistra, possono ancora scorgersi i resti dei meravigliosi affreschi che un tempo adornavano le mura, ma contestualmente, ecco subito sussultare per l’ennesima constatazione. Il gravissimo stato di conservazione di tali capolavori non è dipeso solamente dall’inevitabile incedere degli agenti atmosferici e dalla dirompente forza della vegetazione, ma è lampante notare come sia stata la mano dell’uomo con esecrabili e sistematici atti vandalici a contribuire notevolmente al disfacimento di tali tesori.

Elisabetta De Minicis è Professore associato in archeologia medievale presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, è a lei che si deve, datato 1978, il primo e forse unico studio di rilevanza accademica di tale sito.

Gli studi effettuati dalla De Minicis sugli affreschi, rilevano uno straordinario valore documentario. Una pittura, infatti, raffigurerebbe una particolare funzione post mortem a cui fu sottoposto S. Tommaso D’Aquino deceduto il 7 marzo del 1274 a Fossavova, provincia di Latina. Trattasi della funzione del “bue muto”. Tale nome singolare trae la sua origine dal soprannome che i compagni di Tommaso (a Colonia) gli attribuirono per via del suo atteggiamento silenzioso e taciturno e riferendosi anche alla sua corpulenza.

La pittura murale illustrerebbe la pratica della bollitura del corpo in luogo sacro e la sua scarnificazione, allo scopo di conservazione delle reliquie scheletriche, onde evitarne la putrefazione.

Uno straordinario repertorio iconografico, che poteva e forse può tutt’ora insegnarci ancora molto di ciò che sono le nostre origini, lasciato in completo abbandono alla mercè dei vandali e all’impetuosa ed inesorabile forza degli elementi.

Antonio Romi

Bibliografia

Chesterton Gilbert K., San Tommaso d'Aquino (Storica), Fede & Cultura Editore, 2008.

De Minicis, Elisabetta, La chiesa di S. Cristoforo nel territorio di Itri / Elisabetta De Minicis. - Roma, 1978. - Estr. da: Bollettino dell'Istituto di storia e di arte del Lazio meridionale, 10 (1978), n.1-2.

Itri: San Cristoforo e San Marco in sfacelo, Gazzetta degli Aurunci, Anno XVIII - 2, Febbraio 2008, pag. 2.

Macaro Mirko, La chiesa perde i pezzi, Latina Oggi, Giov. 8 Aprile 2010, pag. 33.

Porro Pasquale, Tommaso D'Aquino, Carocci, 2012.

Tommaso d'Aquino (san), Sulla realtà, Berti, 2012.