Biografia

Aurelio Negroni
photographer

Mi sono appassionato alla fotografia nel lontano 1980

Tutto è partito al rientro da una vacanza fatta a Le Castella ( Calabria ) con la mia “ragazza” ora mia moglie. Non avevamo nessun ricordo, se non quello  memorizzato con gli occhi, e qualche piccola immagine scattata dai nostri compagni di vacanza dei bellissimi posti visitati. Da lì l’acquisto di una prima reflex ( Yaschica ) che mi ha intrigato notevolmente. In stretta sintonia  con il mio amico Massimo,  sono arrivato  alla camera oscura, sviluppando  pellicole in B/N e diapositive. Le emozioni erano fortissime. Con le macro scoprivamo ciò che non si riusciva a vedere con l’occhio.   Ho perso tantissime nottate… ma quanto mi appisolavo ero veramente soddisfatto…

Dal 1994 ad oggi per impegni particolari ho dovuto accantonare questa mia passione. Oggi mi ritrovo catapultato nel digitale ma con la stessa voglia di allora, da qui il rispolvero delle vecchie nozioni e l’inizio di una nuova avventura ….

… Una fotocamera non funziona come un occhio; la memoria non è come il cinema.

C'è una linea sottile tra una foto che è abbastanza carina e una che è quasi mozzafiato. Questo confine, tra una foto normale ed una evocativa dell'arte, è una linea mobile che varia da persona a persona e da gusto a gusto. Tuttavia ci si può avvicinare a questa zona delle meraviglie quando si inizia a prendere in considerazione il modo in cui il cervello immagazzina ricordi ed emozioni.

Naturalmente diventa un fatto personale determinare se si è in grado di attraversare quella linea. Con la pratica rigorosa e un feedback scrupoloso, si può iniziare ad apprezzare dove si trova quella zona e, di conseguenza, migliorare la nostra percentuale di successi.

La buona notizia è che la strada per ottenere foto migliori non richiede riti magici o protezioni divine. Ci sono alcune cose basilari, veri e propri mantra, da tenere a mente, quando si prova e si sbaglia, poi si riprova e si riesce, per poi ritentare sbagliando nuovamente e così via.

Mi sono reso conto, infatti, che la macchina fotografica non funziona come l'occhio. Bisogna dimenticare il fattore tridimensionale, sto parlando del modo in cui il cervello memorizza immagini e scene.

Una bella foto deve raccontare una storia epica della memoria, collegata con gli altri ricordi emotivi che si fondono insieme.

Sui versi di Paulo Coelho “ Nessun giorno è uguale all’altro, ogni mattina porta con  se un particolare miracolo, il proprio momento magico, nel quale  i vecchi universi vengono distrutti e si creano nuove stelle”  o quelli di Rino Gaetano “ mi alzo al mattino con una nuova illusione”  ma soprattutto con  quelli più brevi ma anche più geniali di Ungaretti  - Mattina “ M’illumino d’immenso”  mi sono appassionato agli scatti mattutini della mia terra ...

La mia esperienza si è costruita esclusivamente sul "fai da te" provando, riprovando  e leggendo molto.