Biografia

La fotografia con Nino Carè diviene itinerario visivo del nostro circostante. L'obiettivo incarna a sé la bellezza oggettiva della nostra quotidianità. Scorrere tra le sue fotografie è come percorrere un tragitto dove l'occhio si muove qua e là, si posa ovunque, da una veduta all'altra. Variegate visioni quindi davanti a noi che si traducono in molteplici spaccati ambientali. Ogni immagine si fa istante da vivere nel momento in cui guardiamo. Osserva, decide e scatta il fotografo, invitandoci con riflessi attenti a guardare il nostro paesaggio. Egli non incorpora un'esperienza nella foto, ma ci regala un'esperienza da vivere nel momento in cui guardiamo l'immagine. L'occhio di Carè è il portatore di dati che vogliono esistere nell'istantaneità del presente che vengono osservati.
Le foto dedicate agli spazi agresti, marini e urbani hanno una palpabile profondità, l'aspetto prospettico si fa il tracciato per portarci dentro essi.
Gli elementi della vita quotidiana come ombrelli, cancelli o muri talune volte diventano artefici di momenti concettuali, tuttavia non è la bellezza del concetto ad essere sacralizzata, non vi é velatura atmosferica a tale proposito, ma è l'elemento quale scaturisce il pensiero concettuale ad essere esaltato nella sua bellezza essenziale, coesistente nello spazio circostante come parte di un tutto.
Scatti che ci conducono anche nell'osservazione dell'individuo, mai banale. Posa, gestualità e curve dei soggetti risaltano nei nostri occhi per coinvolgerci nelle loro emozioni, qualunque esse siano. Scenari fotografici, quelli di Nino Carè, vivi e pulsanti, creatori di un incondizionato trasporto emotivo scaturito dalla realtà espressa in essi, costantemente collegata al vissuto di chi le osserva.


Critico d’arte Mattea Micello