Sardegna - La Grotta dei Fantasmi

A Santa Teresa ci arriviamo tardi in una serata di fine aprile, ventosa e nuvolosa, dopo un viaggio in traghetto da Livorno a Golfo Aranci e poi in auto attraverso le buie strade della Gallura. Freddi, titolare e bravissima guida del Blu Dive Center ci aspetta alzato per darci le chiavi della camera del B&B che lui e sua moglie Serenella gestiscono insieme alle attività del diving. Sono ormai nostri cari amici dopo averci guidati negli anni passati in tutte le immersioni che si fanno nelle bocche di Bonifacio e nel Parco Marino di Lavezzi. Sempre cordiali e disponibili, fanno di tutto per farti godere le vacanze e soprattutto per farti divertire sott’acqua; la loro ospitalità e professionalità sono una cosa rara e preziosa. Freddi ci annuncia che il mare urla nelle Bocche e molto difficilmente l’indomani potremo fare l’immersione che avevamo progettato, ma di stare tranquilli perché ha già organizzato un’alternativa. Io e Sergio ci guardiamo e il grosso punto di domanda che ci spunta sulla testa svanisce appena Freddi ci illustra cosa ha progettato. Con il suo accento sardo sentenzia: “La Grotta dei Fantasmi, ad Alghero”.Ha organizzato tutto con Cristian, un nostro amico e ottimo sub tecnico, arrivato il giorno prima di noi. Lì a Punta Giglio il mare avrebbe infranto di meno e l’immersione sarebbe stata più “umana”. Così il mattino dopo, con una leggera pioggerella carichiamo la capiente auto di Cristian con le attrezzature sub e le macchine fotografiche.La compagnia piacevole ci fa passare in fretta le due ore di auto.


L'IMMERSIONE

Al Diving Capo Galera ci aspetta Gaddo Risso titolare e guida subacquea del diving che dopo un breve ma preciso breafing ci fa preparare l’attrezzatura sul potente gommone. Ormai non piove più e il sole fa capolino dietro le nubi accendendo il mare e la costa, scaldando le nostre mute stagne, si vede Capo Caccia in una luce bellissima. Dopo 15 minuti di navigazione arriviamo all’ancoraggio, ultime raccomandazioni della guida e giù all’ancora. Quando raggiungiamo l’entrata della grotta il computer segna 10 metri, e 16 gradi la temperatura dell’acqua, non molto limpida per le mareggiate recenti. Questa immersione è considerata per “subacquei esperti” non tanto per la profondità, ma per la pericolosità della grotta in sé. All’interno non penetra luce per cui non vi è quasi nessuna forma di vita, l’ingresso e l’uscita non sono visibili in quanto la roccia fa angoli retti e la luce naturale non si intravede. Senza una guida esperta è assolutamente da evitare l’avventurarcisi. Si entra in fila indiana attraverso un passaggio stretto e una risalita in verticale nella camera principale, abbastanza grande per muoversi e girarsi per fotografare. Cristian equipaggiato con il nuovo sistema Side Mount sembra il più agile tra di noi. Lo scenario è surreale e fantastico, la roccia carsica e bianca crea, alla luce delle torce, immagini fantasmagoriche; da qui il suo più che azzeccato nome. 

Poi, prendendo un cunicolo il cui passaggio è molto stretto, a fatica riesco a far passare la custodia e i bracci lunghi con i flash senza fare danni. La presenza di limo argilloso se toccato o sollevato dall’agitarsi delle pinne rende la visibilità nulla: una vita difficile per noi fotografi...

Nel corridoio troviamo alcuni sifoni dove si può riemergere avendo cura di mantenere l’erogatore in bocca per respirare aria buona, si può ammirare come la natura ha giocato nei millenni costruendo meravigliose stalattiti. Lo spettacolo scenografico è continuo, sensazionale, suggestivo. I minuti passano inesorabili tra una foto e l’altra, la guida ci fa segno che è ora di tornare. Lo seguiamo in discesa in un angusto tunnel accarezzando la calcite bianca a forma di cesoie che sembrano pronte a chiudersi al nostro passaggio: suggestioni che svaniscono alla visione della flebile ma rassicurante luce dell’uscita. 

Torniamo all’ancora dopo 45 minuti d’immersione e fatta la tappa di sicurezza risaliamo sul gommone, con ancora negli occhi il fascino di quel luogo celato nelle viscere della terra e con il rimpianto di aver scattato foto troppo frettolosamente per la preoccupazione di bloccare chi mi seguiva e di non perdere il contatto con chi mi precedeva.Mi rimane così il desiderio di ritornarci in un altro momento, magari in compagnia della sola guida. 

Ci rilassiamo nel piccolo bar del diving con una birra e focaccia calda davanti al paesaggio stupendo che offre quel tratto di costa tra Alghero e Capo Caccia, scambiandoci le emozioni provate in immersione. Non vedo l’ora di vedere le foto al computer e scoprire se c’è tra loro qualche scatto che possa dare l’idea di quella meravigliosa grotta. ><(((º>