Indonesia - Gili Trawangan

In Indonesia ci eravamo stati qualche anno prima, nel Nord Sulawesi e precisamente sull’isola di Siladen, nel Parco marino di Bunaken, poi a Lembeh. Di quei meravigliosi siti ricordiamo immersioni stupefacenti, tra fondali ricchi di vita con pesci inconsueti, mai visti. Ma si sa i mari dell’Indonesia sono famosi per la ricchezza e la grande diversità biologica, motivo per cui la voglia di ritornare è sempre viva, ma anche la curiosità di vedere la parte meridionale che ancora ci mancava, come le isole Bali e Lombok bagnate a sud dall’Oceano Indiano. Il Tour Operator “Racconti dal Mondo” che organizza viaggi in queste regioni, ci propone un itinerario volto a conoscere, oltre alle immersioni, la cultura e l’arte di quei popoli ricchi di storia e religione, natura selvaggia e paesaggi contadini con le risaie patrimonio dell’UNESCO. Così dopo aver visitato templi, parchi naturali e cascate, partecipato a cerimonie folkloristiche e religiose rivelando una Bali turistica si, ma ancora splendidamente affascinante e da scoprire, rilassandoci  anche nei suoi splendidi resort e le sue spiagge lucenti, ci spostiamo a Lombok per poi trasferirci sull’isola più grande delle tre Gili, la più esterna che si protende nello stretto di Lombok: Gili Trawangan, orlata da belle spiagge di sabbia bianca, protetta da una barriera corallina ritenuta, per ricchezza di pesci e bellezza di coralli, una delle più belle dell’Indonesia.

 


GILI TRAWANGAN

L’isola, chiamata anche New Ibiza per la sua atmosfera un po’ fricchettona, è percorribile solo con l’ausilio di biciclette comodamente affittabili e di cidomo, tipici carretti colorati trainati da un piccolo cavallo e accoglie sub e turisti che non solo hanno voglia di crogiolarsi al sole e fare immersioni, ma anche divertirsi e ristorarsi nelle decine di locali lungo la strada che percorre la sua costa. Tornando al nostro maggior interesse, si capisce subito che l’ambiente è incentrato sulle attività marine, numerosi infatti sono i baracchini lungo le spiagge che per pochi denari affittano pinne e maschere per lo snorkeling. Ben 18 sono i diving distribuiti sulla costa orientale dell’isola ad appena trenta metri dal mare e, cosa buona e giusta, offrono tutti lo stesso servizio, allo stesso prezzo. Noi scegliamo di appoggiarci al rinomato Trawangan Dive, cordiali, professionali, con una invidiabile organizzazione, hanno barche veloci e spaziose con guide che si prendono cura al massimo di quattro o cinque sub per volta. Ci si trova seguiti con molta attenzione e le immersioni si svolgono senza problemi e per tutti i livelli. Siamo affidati a Ronnie, una guida locale che si rivelerà eccezionale nell’assecondare le mie esigenze di fotografo.Le immersioni sono una più bella dell’altra, quasi tutte facili, difficile semmai è decidere quale preferire. Si potrebbe citare Manta Point (18-25 m), Bounty Wreck (8-25 m) e poi l’inconsueta Biorock (12-18 m) interamente realizzata con strutture artificiali, esperimento di biodiversità che ospita un campionario multicolore di vita bentonica. In tutte le immersioni non sono mancati avvistamenti tra i più ambiti come grosse tartarughe (esemplari così grandi mai visti), squali in grotta, bellissimi coralli duri e molli, grandi banchi di fucilieri e grugnitori, migliaia di coloratissimi pesci di barriera, crostacei, molluschi e invertebrati di diverse specie endemiche. ><(((º>