Ilha de Mozambique

Davanti alle coste del Mozambico, fuori dalle normali rotte del turismo, collegata alla terraferma da un vecchio ponte di ferro, ex colonia portoghese e importante centro di vendita degli schiavi fino a non molti decenni fa, Ilha de Mozambique è un isola in cui il tempo sembra essersi fermato a un non meglio identificato periodo del passato, dove sembra di vivere in una dimensione diversa da quella reale. Ormai rimane ben poco dei fasti, dell’opulenza e dell’architettura del periodo coloniale quando le ville dei ‘padroni’ erano perfettamente ‘funzionanti’, il forte che domina l’isola era abitato da una guarnigione di soldati e le piazze erano il luogo dove le signore dell’alta borghesia portoghese portavano a spasso i loro animali domestici. Non c’è più la corrente elettrica – i fili da alcuni anni vengono usati per appendere i panni del bucato -, l’acquedotto che era una delle opere idrauliche più innovative, che raccoglieva le acque piovane in enormi cisterne durante le piogge monsoniche e che forniva l’acqua a tutta l’isola durante la stagione secca, adesso, per mancanza di elementare manutenzione, è andato totalmente distrutto; le porte finemente intarsiate in pregiato legno di tek, sono state distrutte per accendere il fuoco delle cucine e le abitazioni – salvo poche – ormai ridotte a dei ruderi fatiscenti. I muri scrostati, gli intonaci multicolori ormai caduti, enormi radici – sembrano gli ‘alberi formaggio’ di Angkor – stanno piano piano ‘mangiando’ le pareti o quello che rimane delle case. Ma forse è proprio questo che rende l’isola così magica, un luogo che richiama alla mente i paesi descritti da Wilbur Smith in alcuni dei suoi avventurosi romanzi.

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