Santa Lucia delle Quaglie

Il Corteo Storico

La prima domenica di maggio si tiene a Siracusa la Rievocazione Storica dell’Evento Miracoloso di Santa Lucia.

La Storia ci ricorda che il 1646 fu un anno di grave carestia causa evento calamitoso. La massa era costituita dai poveri e la città era avvilita. Le scorte erano state consumate, non c’era speranza di raccolto a causa della siccità. Ai primi di maggio il popolo cominciò a rumoreggiare e il vescovo fece esporre sull’altare maggiore della Cattedrale il simulacro di Santa Lucia.

Durante la celebrazione della Santa Messa una colomba si posò sul soglio del Vescovo e subito si sparse la notizia che nel porto si trovavano dei bastimenti carichi di grano e legumi. La gente gridò al miracolo e si ringraziò la Santa Patrona per il favore ricevuto. Le navi cariche di viveri risollevarono le sorti della popolazione.

Rievocando l’evento si vuole riaffermare la fede in Dio che per l’intercessione della Santa ha provveduto a sfamare i suoi figli. E’ tradizione che si prelevano i sacchi di grano del veliero, fermo nel porto, per trasportarli fino al sagrato del Duomo. A seguire la sfilata di barche tradizionali ed abiti che ci fanno ritornare alla memoria le radici greche.

I devoti

Tra Catania e Siracusa vi è un grandissimo legame spirituale, proprio perchè S. Lucia era grande devota della martire Agata, e chi è devoto di S. Agata è anche devoto di S. Lucia e viceversa, perchè loro, assieme a S. Rosalia, sono le vergini e martiri della speranza e il vanto della Sicilia, terra di santi, di “grandi” santi della Chiesa universale.


La Chiesa di Santa Lucia alla Badia

 Le notizie sulla Chiesa e il convento non sono esattamente precisabili per carenza di documentazione: alcune fonti attribuiscono la costruzione della vecchia chiesa al 1427 per volere della regina Isabella, moglie di Ferdinando di Castiglia, sul luogo in cui fu brutalmente violentata la Santa; altre testimonianze affermano che la Chiesa già esisteva e che la regina la migliorò nel 1483.
 Da un documento del 1695 si può apprendere la storia della ricostruzione della chiesa dopo il sisma del 1693.
 La Chiesa, dapprima sede di un monastero di monache bernardine, fu distrutta e successivamente ricostruita per volere della Rev. Madre Badessa che richiese in un primo momento di poter costruire una baracca dentro lo stesso monastero con funzione di chiesa, ma essendo ciò contro le disposizioni dei sacri canoni, momentaneamente richiesero che la stessa fosse approntata anche in un altro luogo, pur di liberare la fabbrica per la ricostruzione.
 Le monache vollero che la Chiesa risorgesse più ampia di prima ma che avesse un posto suo nella piazza che rappresentava il centro della vita civile della città. E per questo che fecero spostare l'ingresso della chiesa dalla attuale Via Picherali alla piazza, con i lati della suddetta chiesa uno verso ponente, scendendo verso la Fontana Aretusa, e l'altro verso levante, dentro la clausura del monastero, terminando con l'altare maggiore e la cappella verso mezzogiorno. È probabile, ma non si ha certezza, che la facciata del precedente edificio, posta nell'odierna Via Picherali, fosse bizantino-normanna con la disposizione ad oriente.
La ricostruzione della Chiesa fu eseguita a spese del monastero e delle offerte della popolazione e il materiale di risulta fu scaricato dietro le mura della città. L'appalto fu aggiudicato al capomaestro Antonino Puzzo. Scarse notizie si hanno sulla redazione del progetto, infatti non è sicuro che l'autore sia stato Luciano Caracciolo; i lavori per contratto avrebbero dovuto realizzarsi entro due anni ma si protrassero fino al 1703 e il Caracciolo non appare menzionato. La lunga e dettagliata relazione del 1704 fu redatta da Luigi Casanova, nominato esperto dalla Madre Badessa e dal Procuratore generale del Monastero.