Sonny story

“Il mio nome è Gurjeet Singhma ma gli amici mi chiamano “Sonny”

Ha 26 anni e lavora in un mercato ortofrutticolo. Lui, bello alto e vestito alla moda è uno dei ragazzi indiani della pianura pontina, ormai uno di qui. La domenica va al Gurudwara, detto da noi  per economia di suoni “il tempio”. Il luogo di preghiera della comunità Sikh che diventa però uno spazio di condivisione ed accoglienza per chiunque voglia avvicinarsi. Ed è lì che Marcello e Sonny si incontrano ed è da lì che ha inizio il suo racconto fotografico.

Un lavoro iniziato due anni fa che lo ha condotto lentamente a scoprire la comunità Sikh presente nel nostro territorio. Un incontro che ci porterà quindi nel Punjab, nel paese dei cinque grandi fiumi nel Nord dell’India, da dove ci muoviamo in un viaggio pieno di sorprese.

La prima è che la terra natale di  Sonny ricorda incredibilmente i campi del nostro Agro pontino.  La somiglianza è talmente forte che ci aspettiamo di incontrare da un momento all’altro un’indicazione per Latina.  E’ questa la sensazione che ci accompagna mentre percorriamo le strade che ci conducono al villaggio della sua famiglia . Una comunità di poche anime che si stende breve tra vicoletti e ai cui margini svetta la nuova casa del giovane indiano-pontino. Finita ancora a metà e messa in piedi con grande orgoglio, con i guadagni di quasi dieci anni di lavoro in Italia.

Quindi  le immagini di un Sonny in turbante e con la barba vestito da fiero guerriero Sikh. Al suo fianco la mamma giovanissima ed il padre.

Quindi la sposa promessa ma mai conosciuta se non con una foto, come vuole la tradizione da queste parti.

Quella scelta che porterà ad un matrimonio in cui saremo ospiti d’onore secondo riti di una cultura a noi lontana ma che ci abbraccia e ci fa entrare.  Uno sfarzoso matrimonio nel Punjab, quello di Sonny, dove  uno strano fotografo di una terra lontana sarà al centro dell’attenzione di centinaia di invitati.

Il viaggio quindi diventa più introspettivo. La ricerca delle radici di un ragazzo che viene da lontano ma scopriamo più vicino di quanto credessimo.

Si viaggia nel tempo, nel fuoco del Chapati, nel cielo degli aquiloni, negli odori e nei colori delle spezie, nella straordinaria scoperta di un’umanità infinita.

Le ombre e l’oscurità, i colori e il disordine della vita in strada, il silenzio immobile di paesaggi lontani. L’armonia composta di semplici momenti quotidiani.

 Tutti fotogrammi di una stessa pellicola caratterizzati dalla stessa componente comune: la presenza umana.

Una serie d’immagini che se lette alla luce di questo percorso possono essere una incredibile esperienza visiva.

Roberto Forzati, un compagno di viaggio.