Biografy

 

Borned in 1976 in Pietrasanta, Orlando Caponetto is a

Photographer since 1996.  He lives and works in Florence,

Italy.

 >>> Website: www.orlandocaponetto.it

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Sulla fotografia:

Se dovessi spiegare cosa rappresenta la fotografia per me, potrei dire che essa rappresenta non solo un punto di vista sulla vita degli esseri presenti sul nostro pianeta ma anche, e soprattutto, un punto di osservazione e riflessione riguardo ai bisogni e alle necessità di tutti gli esseri che lo popolano, in ogni epoca, e siano essi uomini, donne, uccelli, scimmie, alberi o fiori. Nel mio lavoro di fotografo ho sempre sperato di riuscire  a suscitare non solo delle emozioni "esteticamente rincuoranti", in un mondo ormai inondato di immagini ma anche, di provocare delle vere e proprie riflessioni, magari anche antipatiche o scomode su quegli aspetti della realtà, che ormai continuamente accadono sotto i nostri occhi e che sempre di più, vengono ignorati perchè l'eccesso di "immagini", come la disinformazione controllata, sta rischiando, quasi in silenzio, di farci perdere uno dei significati primari della fotografia, e cioè di raccontare la realtà e magari lasciarsi da questa anche affascinare nella sua importanza per poi scoprire di poter così imparare a rifletterne anche dei suoi significati.

Fotografare per me significa cercare di rappresentare non solo il bello e ciò che ci accontenta, conforta e spesso addormenta, ma metterlo in relazione con la contraddizione che spesso ci vive accanto, tentare di fotografare ciò che è nascosto, ma che sta vicino a noi, anche il brutto, l'emarginato, sia esso un animale o una persona, nella sua realtà e non nella finzione. Tutto nel nostro mondo oggi si misura con il suo valore commerciale, e anche le immagini che lo raccontano sembrano finire per non essere considerate, come se non avesse più un valore neanche quello che raffigurano, se non sono "vendibili". Quello che desidero ottenere fotografando è di riappropriarci della realtà anche attraverso un linguaggio, fatto di immagini, che parlino della verità, che raccontino davvero la vita del'uomo oggi, su questo pianeta, a partire dalla singola persona, dal singolo animale, dalla piccola comunità, per riuscire a mantenere intatta la sua e la loro identità, e riuscire così a non perdere noi stessi e la nostra stessa identità. La fotografia, come la pittura, non è solo antropocentrica come crediamo e spesso pefino i monumenti lo raccontano, sono innumerevoli gli animali rappresentati e che fanno parte della vita e dell'ambiente dell'uomo, ed essi vanno difesi e tutelati come parte di noi stessi, del mondo stesso in cui viviamo. Questo concetto rappresenta un principio di dominio pubblico, e la fotografia rappresenta il mezzo per per poterlo sottolineare riproponendo l'idea di salvaguardia dell'ambiente, proprio come qualcosa che sia di pubblico domininio, perchè come l'opera d'arte che, riconosciuta tale, diventa, ed è per sempre, patrimonio di tutti,così dovrebbe essere per la Natura e le sue Risorse . Fotografare il mondo, così come vivere la vita nell'incontro con gli altri simili e non solo, mi ha insegnato molte cose che spesso non mi sarei neanche immaginato di scoprire, e tutto questo non è accaduto semplicemente guardando attraverso l'obbiettivo, ma facendolo con il cervello acceso e spesso anche senza bisogno di alcun "obbiettivo". 

E a proposito, se c'è un obbiettivo, nel bisogno di scattare fotografie, che spesso rappresenta  sempre di più per me quasi una necessità, è proprio quello di riuscire a parlare di Ambiente, in un modo più approfondito, un tema di cui si parla molto ma con scarsa conoscenza. Riportare l'attenzione allo scambio di immagini, come strumento di sensibilità verso il mondo circostante, rivolto alla sensibilizzazione delle persone e degli spettatori, sul tema della vita e della natura, delle sue risorse e della sua conservazione, è praticamente la mia vocazione. Non a caso forse all'Università scelsi l'indirizzo Conservazione della Natura e delle sue Risorse, ma questa è un atra storia.  L'ambiente e le risorse naturali, viventi e non, sono infatti, beni essenziali per tutti, e rappresentano qualcosa di unico che dobbiamo difendere con forza e contro ogni ragionamento puramente opportunistico, così il mio compito di fotografo, forse presuntuosamente, vorrebbe essere quello di cercare in qualche modo di obbligare alla riflessione la mente dell'osservatore e di suscitare davvero la sua attenzione senza mistificazioni di alcun tipo, in modo autentico, puro e immediato.

Concludendo posso dire che considero la fotografia un tramite,  piuttosto che per rappresentare un bell'incontro di colori nello spazio, certamente unico e soggettivo, od il loro dialogo con le linee di fuga nella prospettiva scelta dall'inquadratura e le suggestioni che ne scaturiscono insieme ai soggetti ritratti, un vero e proprio bisogno di poter comprimere e far co-abitare diversi piani di esperienze, anche tra esseri viventi differenti, in un unico scatto o una serie, in modo che possano rifletterne la relazione esistente tra gli elementi stessi della materia, spesso vivente, che compone la struttura di una fotografia. Anche un frammento di quel filmato continuo che è la vita che accade di fronte a noi, può essere impresso nella memoria collettiva come un punto fermo nell'osservazione della realtà e avere anche una forte rilevanza, sociale, storica, di testimonianza di ciò che è successo, di chi o cosa non c'è più, di quello che è già stato, di cosa si ripete e cosa si è risolto, e di tutto quello che esiste ancora e che non ci sarà più, delle persone, amici, parenti, delle popolazioni di esseri umani, degli alberi, dei fiori ormai estinte, come quelle strade antiche, opere d'arte dell'uomo e della natura inghiottite dal tempo o sopravvissute al tempo come gli ultimi rappresentanti di un unica specie, ormai tenuta in vita solo dall'amore sacrificato di quella singola coppia rimasta al mondo per salvarla dall'estinzione. Lo spazio temporale può essere talvolta varcato anche attraverso lo scatto di un singolo momento, ma certamente i momenti successivi in cui verrà guardata ancora la fotografia di quell'istante potrebbero essere, per questo stesso motivo, infiniti, e la loro scelta necessita di una grande attenzione,  perché si ha in essa una  grande responsabilità, nel "raccontare" anche agli altri, a chi verrà ed in un secondo momento, quelle stesse "identità" che esse rappresentano e raffigurano. Molte sono le fotografie che hanno fatto la storia, e che probabilmente la faranno, ma ognuna di esse ha un valore importante quanto quello che gli si riesce ad attribuire, ora ed in futuro, nella fruizione che potranno avere come testimonianze di un mondo attraversato e visto con i propri occhi. Spesso addirittura possono essere così vere o altrettanto ingannevoli da cambiare la realtà stessa. In questo senso, fotografare rappresenta quasi un atto di testimonianza di una parte di quel vivente nel pianeta, nella sua relazione positiva o negativa con le altre specie viventi, e che vive la stessa realtà e contemporaneamente lo fa nello stesso tempo, e sullo stesso pianeta, che noi chiamiamo appunto mondo.

Fotografare non deve essere un bisogno di espressione solo  esclusivamente personale o narcisistica ma un processo dinamico e dialogante con ciò che vogliamo raccontare e soprattutto che possa essere condiviso con qualcun altro, l'osservatore, nello stesso modo. Colui che osserva quello è stato visto attraverso  il nostro obbiettivo, che lo ha re-interpretato e deciso di condividere con l'osservatore, è in qualche modo obbligato a vedere ciò che noi abbiamo visto prima, e  anche a farlo quasi esclusivamente secondo la nostra interpretazione "fotografica". Quindi ognuno di noi che scatta, stampa, pubblica o mostra fotografie, ha in realtà una grande responsabilità, paragonabile alle parole che si pronunciano davanti ad un pubblico numeroso. Perciò a mio avviso degne di una grande attenzione. Se questa verrà ricordata come l'era del "condividiamo" qualsiasi cosa, l'importante è farlo comunque, ecco allora potrei dire che volentieri spero che il mio contributo possa riuscire a ristabilire il principio della sincerità con lo spettatore, concentrandosi sul cosa condividiamo e non quanto, instaurando con i nostri interlocutori dell'occhio umano, una comunicazione reale, che sia il più possibile sincera in modo disinteressato, rivolta alla conoscenza e non all'oblio inconsapevole, del surplus di immagini. 

Se tutti ormai non parlano ma guardano immagini, potremmo dire che per parlare davvero alle persone, e che  forse dovremmo iniziare ad usare la fotografia non solo come un modo di condividere scatti, ma soprattutto come tramite per condividere, idee.

Un saluto a tutti e Buona Visione! ; ) 

 

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