Bangladesh: Oltre lo sguardo

 

Sensazioni e appunti di viaggio.

 

Sono stato in Bangladesh, per conto dell'Unicef Italia, ho accompagnato una delegazione per visitare e fare un reportage su quanto fatto dopo la tremenda inondazione del 2001.

 

La prima cosa che ti colpisca quando arrivi a Dhaka la capitale, oltre al caldo sono gli odori che ti rimangono nel naso per molto tempo anche quando sei ritornato, i colori dei vestiti delle donne e il caos del traffico, dove macchine, biciclette, pedoni, autobus stracarichi di gente uno sopra all’altro, "apette", cariole trainate a mano.

Si fa largo in un mare di mezzi che si muove in modo perpetuo come un onda continua, accompagnata dal suono del clacson come colonna sonora che dura tutto il giorno e la notte. Metre vedi tutto questo i colleghi dell’Unicef ci fanno il punto e ci raccontano che cosa è oggi il Bangladesh, nel frattempo arriva la sera e il caos non sembra mai finire.

 

Abbiamo fatto molti spostamenti e ho preso molti mezzi, aereo, macchina, battello, traghetto, e camminato molto anche a piedi, in tutto questo vagare vedi strade se si possono chiamare tali, vie asfaltate, sterrate e il nulla che circonda baracche e fabbriche di mattoni e bambini tanti, donne, uomini, mucche, ragazzi che corrono dietro un pallone chi scalzo, chi con una sola scarpa e il più fortunato con gli scarpini, e vedi il loro sorriso l a loro forza la voglia di andare avanti nonostante le mille difficoltà.

 

Il caldo ti soffoca come la polvere e le zanzare ti sono sempre addosso, ma quando meno te lo aspetti, ecco un temporale che sembra inondare il tutto con tuoni lampi, e gocce grosse come palle da tennis, il tutto come arrivato sparisce e fa cambiare lo scenario sembra apocalittico. Ma niente perturba chi ci vive e continua nella sua marcia verso il domani che è meglio di ieri e nella speranza di un futuro migliore.

 

Mi ritengo fortunato per aver raccontato con le mie immagini quanto ho visto e quanto Unicef sta facendo in quel luogo e soprattutto quanto è presente con strutture uomini donne e “numeri” di pronto intervento per difendere soprattutto i bambini e dargli un domani migliore con scuole e nozioni di vita ma anche con il semplice insegnargli a nuotare.

 

Sicuramente non dimenticherò gli occhi di quei ragazzi la dolcezza dei loro sguardi e la forza di farcela, queste immagini rimarranno sempre nella mia mente e spero in chi le vedrà, la forza della fotografia per me è questa suscitare emozione e far pensare.

 

Pino