MONTAGNA, SANTA E MALEDETTA

È nello scricchiolare delle pedule sulle pietruzze dei sentieri o sugli arbusti secchi.
È nel verso di grandi uccelli che, dagli alberi, sembrano ridere della tua fatica, della tua pochezza.
È nella fatica e nell'overdose di acido lattico che si insinua nelle ginocchia, le fa stridere, tenta di bloccarle, fa godere di una sofferenza che non fa soffrire.
È nel profumo delle più inaspettate varietà di fiori come in quello del lavoro dei boscaioli, nell'odore di cucina nelle malghe come in quello della merda delle vacche, che forse non sarà piacevole, ma ha il grosso pregio di non far male come un fumo industriale.

È nella bellezza, nella maestosità, nella grandezza che dovrebbe insegnarci (ahimè, senza riuscirci) la misura del nostro essere umani.

(Raffaele Corte - 13 agosto 2012)