Poche righe

Sono nato in Italia, sotto il segno dei Pesci in un bel pomeriggio domenicale di un 1955 che sa di ottimismo, speranza nel futuro, di benessere sociale intravisto e inseguito con passione e spensieratezza.
Curioso e affascinato dal Bello, ma anche timido e alle volte indolente. Propenso alla riflessione interiore ma anche amante della compagnia e dell’amicizia. Trovo subito nella fotografia un mezzo per dare forma ai sentimenti. Da piccolo mi diverto a guardare dentro una Ferrania tutta di plastica nera con il pulsante di scatto rosso fuoco, e scopro il mondo a rovescio attraverso il rombo dell’otturatore. Clik clak!  Il vecchio fotografo del paese mi incoraggia. Conservo ancora gelosamente una ventina di foto sopravvissute.

A 18 anni papà mi regala “La Reflex”. Ha la ghiera dei diaframmi senza scatti ma c’ha pure il pentaprisma removibile. E poi si trovano anche gli obiettivi universali. Bei tempi. Basta cambiare l’attacco e vanno con tutte. Imparo la regola del 16 e riesco anche a fare a meno dello sgangherato esposimetro.

Faccio amicizia con un fotografo da poco in città. Viene dalla Francia, con una borsa di Nikon e i primissimi filtri Cokyn. E’ più il tempo che passo in negozio e in camera oscura che non quello sui libri. Mi piace l’odore dell’Ilford e la puzza del fissaggio. Quando sviluppo l’HP4 mi sento da dio.  Per anni divoro le riviste di fotografia. Mi insegnano a guardare e a sognare.

 Il resto è storia di oggi. La tecnologia digitale, dalla ripresa alla stampa, ha aperto nuove possibilità rinnovando passione e interesse.  Non ho un genere fotografico che prediligo. Paesaggi, foto naturalistica, la gente e i suoi luoghi. Mi piace sperimentare, provare. Ma soprattutto guardare, osservare, e con lo sguardo ascoltare la Vita. E ritrovare su una fotografia un pezzetto del mio tempo e della mia anima.